"Fedeltà", recensione del romanzo di Marco Missiroli

 
Fedeltà


“Fedeltà” ha vinto il Premio Strega Giovani 2019. Dal romanzo è stata tratta l’omonima serie tv, prodotta e trasmessa da Netflix. Marco Missiroli (classe ’81) è nato a Rimini e vive a Milano. Tra i suoi libri di maggior successo “Atti osceni in luogo privato”, bestseller premiato con il SuperMondello.


Carlo e Margherita, giovani sposi. Carlo, irrisolto, ha tradito le aspettative di mamma e papà che, per il figlio, avrebbero desiderato anche carriera florida e denaro. E invece il giovanotto, superati i quaranta, si ritrova con un pugno di mosche. Grazie ai genitori di lui, Carlo e Margherita si comprano un bell'appartamento a Milano. Il palazzo è privo di ascensore. Anna, la madre di Margherita, non può fare le scale e, un giorno, salendo, cade e finisce all'ospedale.  

Il romanzo è suddiviso in due parti. La seconda, a mio avviso, più coinvolgente. Ho provato dispiacere per Carlo, letterato, disoccupato; mezzo professore e mezzo scrittore (non riesce a trovare voce, stile). Margherita, invece, è architetto e gestisce un'agenzia immobiliare. 

"Fedeltà" è un romanzo pop e metropolitano. Non accade nulla di eccezionale. Al centro le difficoltà di una coppia (simile a tante) che si sforza di tenere in piedi un matrimonio traballante. 

Carlo e Margherita si amano (almeno così dicono) eppure sono in cerca di nuova linfa. Di carne fresca (svariate le scene erotiche). Lui s'invaghisce di una ventenne; e di altre. Margherita si concede all’aitante Andrea, conosciuto durante massaggi di fisioterapia. Andrea, aria da bravo ragazzo, in realtà cela una rabbia acuta, rabbia che sfoga partecipando a spietate gare clandestine. È impantanato in giri oscuri. Fa combattere il proprio cane (che morirà). Si batte lui stesso su ring improvvisati con sbandati assetati di violenza.

La trama è esile. Siamo immersi nella banale routine dei protagonisti. Non ci viene aperta la porta di intricati labirinti mentali come accadrebbe in una storia di Virginia Woolf, regina assoluta dell'indagine psicologica. Qui siamo, mutatis mutandis, dalle parti di Alberto Moravia, forse; se proprio vogliamo accostare "Fedeltà" a precedenti illustri. 

La borghesia descritta in "Fedeltà" è annoiata e si sfoga ricorrendo a scappatelle e amanti. Tradimenti timidi che lasciano dietro sensi di colpa. Insomma, una borghesia poco velenosa, neanche mostruosa. Una borghesia dalle mani in pasta, però, sì: che si muove per trovare scorciatoie, raccomandazioni; aiutare parenti. 

Tra i punti di riferimento letterari di MissiroliDino Buzzati, per quanto riguarda le descrizioni di Milano. I personaggi di "Fedeltà" camminano spesso a piedi e tanto ha camminato per le vie di Milano lo stesso Missiroli, innamorato della metropoli lombarda.  

Infine l’omaggio a tre opere: il meraviglioso "Sylvia" di Leonard Michaels (se non lo avete letto, rimediate in fretta), “La paga del sabato” di Beppe Fenoglio e “Camere separate” di Pier Vittorio Tondelli. Missiroli ha spiegato che "Fedeltà" è un libro sulle maschere, su ciò che fingiamo di essere per compiacere gli altri. Dopotutto i due coniugi, Carlo e Margherita, si tradiscono ma temono la separazione e mantengono intatto il quadretto idilliaco di famiglia perfetta, seguendo, così, le orme (e l'insegnamento) degli anziani genitori.  

"Fedeltà" non spicca per ferocia. Non sconvolge. 
Da leggere sotto l'ombrellone.  

©micolgraziano


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