Recensione: "L'inventore di sogni" di Ian McEwan - Il mondo attraverso la fantasia


Ian McEwan

Ian McEwan (1948) è uno dei maggiori scrittori britannici. Il suo stile coniuga ironia e macabro, commedia e horror. Tra le opere di maggior successo: “Cortesie per gli ospiti” (da cui l’omonimo film diretto da Paul Schrader) ed “Espiazione” (anch'esso ha avuto un adattamento cinematografico), inserito nella classifica dei cento migliori libri di tutti i tempi. In Italia McEwan è pubblicato da Einaudi.


"La realtà è scadente", ripete il Fabietto di Paolo Sorrentino in "È stata la mano di Dio". La realtà talora travolge e soffoca. La soluzione al tedio, e alla paura, ha un nome: fantasia. Il protagonista de "L'inventore di sogni" d'immaginazione ne ha da vendere. Si chiama Peter Fortune. È un ragazzino delle medie, solingo, la testa fra le nuvole. Se ne sta spesso in disparte a pensar ai suoi pensieri. A causa della natura malinconica, viene additato da grandi e piccoli. Nessuno sa cosa gli passa per la mente quando, ore e ore, fissa il soffitto. O mentre si perde metaforicamente, lo sguardo alla finestra, e la maestra spiega. Peter Fortune è una sorta di genio incompreso. Un bel giorno mette su carta le avventure rocambolesche plasmate dall'inventiva eccezionale. Racconti mozzafiato nati dalla sua incredibile capacità di maneggiare il surreale. Peter diventerà uno scrittore. 

"Quando Peter Fortune aveva dieci anni, 
i grandi dicevano che era un bambino difficile. 
Lui però non capiva in che senso. 
Non si sentiva per niente difficile. 
Non scaraventava le bottiglie del latte 
contro il muro del giardino, 
non si rovesciava in testa il ketchup 
facendo finta che fosse sangue" 

Il romanzo, molto breve, è strutturato quasi fosse una silloge di novellette. Ognuna il proprio titolo e lo spazio d'un capitolo. L'eroe è ovviamente Peter. Lo troviamo (l'atmosfera è horror) alle prese con una combriccola di bambole, terrificanti e cattive, che gli fanno guerra. Eccolo ancora trasformarsi di colpo nel gattone di casa, il vecchio micio sornione, nella cui anima Peter entrerà a provar l'ebbrezza dell'esistenza felina. L'episodio del micio contiene una riflessione sulla metempsicosi e il ricordo corre al film d'animazione "Soul" (uscito però molto dopo questo libro di McEwan, pubblicato nel 1994). Peter non prenderà soltanto le sembianze di un animale domestico bensì anche quelle di un neonato in un episodio esilarante in cui sfogherà tonnellate d'invidia (e gelosia) contro il cugino poppante. Peter cercherà d'acciuffare ladri e vecchiette e streghe e bulletti tronfi che picchiano e rubano merendine ai compagni di classe. Lo stile di McEwan è accattivante, vigoroso e frizzante. Si ride e parecchio. Riaffiora l'ombra d'un altro magnifico autore britannico: Roald Dahl, scrittore di strabilianti (celebri) opere per giovani lettori. Se non avete mai letto Dahl, rimediate in fretta perché vi farà, anch'egli, navigare felicemente sulle onde dell'irrazionale. 

©micolgraziano

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