Recensione: "Io sono l'abisso" di Donato Carrisi - La voragine della solitudine

 
Donato Carrisi

Donato Carrisi è considerato il maestro del thriller italiano. I suoi romanzi sono tradotti in tutto il mondo. Pugliese, classe '73, è scrittore, sceneggiatore e regista. Dirige lui stesso i film tratti dai suoi libri. Nel 2018 ha vinto il David di Donatello per "La ragazza nella nebbia". "Io sono l'abisso" è stato pubblicato nel 2020, la pellicola invece è uscita nelle sale cinematografiche italiane il 27 ottobre 2022. 

"(...) la sua presenza passava 
inosservata come quella di 
uno scarafaggio in una festa danzante"
(pag. 30 di "Io sono l'abisso")

Thriller travolgente. Il cuore della trama è la friabile barriera tra la luce e le tenebre; qui si fondono al punto che il mostro  - a causa di una serie di eventi - può addirittura diventare un angelo custode. Donato Carrisi, navigato esploratore dell'animo umano, scava nella smisurata profondità di mente e cuore. Morale di questa fiaba nera: anche nelle situazioni più orripilanti s'annida un grammo di bene. Ogni essere è un tempio e se il tempio viene distrutto, facendo così dilagare l'orrore, la sacralità dell'edificio permane: tenta con ogni mezzo di farsi largo, tra mille spinte contrarie. L'autore indaga nell'abisso, appunto. Parola chiave e sostanza dell'opera. In quella voragine buia trovano riparo gli invisibili, i disperati calpestati e derisi (si pensi al "Joker" di Todd Phillips), le loro paure, i traumi infantili, la violenza. "Io sono l'abisso", sussurra il mostro, nottetempo, in un passo da brivido che riporta alla mente scene horror stile "Halloween" (la celebre saga cinematografica). 

"Le persone tristi sono attratte dai dettagli"
(pag. 194 di "Io sono l'abisso") 

Questo racconto macabro ha i colori della nebbia e dell'acqua sporca. In uno scenario da incubo, si muovono madri snaturate, padri aguzzini, maniaci sessuali, serial killer, adolescenti annoiati, ragazzine fragili costrette a prostituirsi per gioco, ovvero: per allietare sadici rampolli viziati. Ci sono, inoltre, donne forti, con il loro bagaglio di ferite,  donne che si aggrappano alla vita, aiutando il prossimo: salvando chi è vittima di uomini feroci. I personaggi principali di "Io sono l'abisso" non hanno un nome, soltanto degli epiteti (come accadeva nell’epos...) e quindi ecco l’uomo che puliva, la cacciatrice di mosche, la ragazzina col ciuffo viola. I loro destini s’intrecciano. E, mentre si sfiorano inconsapevolmente, le loro vite mutano per sempre. "Io sono l'abisso" una volta iniziato, pagina dopo pagina, scorre potente come l'acqua, radice quadrata dell'opera.

©micolgraziano 

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