Recensione: "Camminare" di Erling Kagge - Quattro passi e...via lo stress!

Erling Kagge

 

Erling Kagge (Oslo, 1963) è scrittore, editore, alpinista. Ha raggiunto il Polo Nord, il Polo Sud e una cima dell'Everest. Tra i suoi libri più noti: "Il Silenzio" (2017), pubblicato in Italia da Einaudi. "Camminare" è uscito nel 2018. 

"Pian piano capii che 
il mondo non è come appare: 
rispecchia il tuo modo di essere"

Appunti e storie di un esploratoreSaggio gradevole, pensato per un pubblico vasto. Il volume contiene una dettagliata bibliografia, utile ai lettori più esigenti. Tante le citazioni, nel libro: di filosofi, scrittori (tra cui: Paolo Cognetti, "Le otto montagne"), medici, scienziati. Si parla di Kierkegaard, Ippocrate, Socrate. E Henry David Thoreau, una delle fonti principali sul tema del camminare. I capitoli sono brevi. Insomma, “Camminare” è una lettura perfetta per chi vuole leggere ma ha poco tempo a disposizione. 

"Fare una passeggiata in un parco o in un bosco, trovare un posto tranquillo e sdraiarmi quando sono stanco, per me sono le esperienze più belle al mondo"
 
Kagge spiega perché camminare fa bene al corpo e allo spirito. Quattro passi all’aria aperta aiutano a sbollire la rabbia. Nutrono la mente. Soprattutto: passeggiare rende umili. Ci connette con gli altri. "Cosa accadrebbe - si domanda Kagge - se i potenti fossero costretti a camminare quotidianamente in mezzo alla gente? (...) Una democrazia non può prescindere dalla possibilità che tutti si vedano da vicino. Non deve crearsi il distacco tra un noi e un loro". Arduo restare ancorati alla realtà quando una macchina dai vetri scuri, o un elicottero, ti prelevano. "Il problema - continua Kagge - è che le persone di potere si allontanano fisicamente dalla quotidianità degli altri".

"C'è qualcosa di antidemocratico nel tenersi a distanza dalla natura, dall'asfalto e dagli individui sulle cui vite si decide". 

Kagge snocciola esperienze incredibili vissute al Polo ed esalta il valore delle piccole cose: "Mi cadde un'uvetta nella neve. Indossando guanti ingombranti su tutt'e due le mani, era difficile estrarre gli acini dal sacchetto e portarli alla bocca, dunque me ne scivolò uno. (...) Ero così affamato (...) che mi misi carponi, abbassai la testa, tirai fuori la lingua e sollevai l'acino fino alla bocca". 

Impressionante, il racconto del viaggio a piedi nel sottosuolo di New York. Kagge insieme all'esploratore urbano Steve Duncan ha attraversato la Grande Mela passando per i tunnel fognari, ferroviari, idrici. Una discesa agli inferi diventata meditazione sul dolore. Esperienza estrema dal quale è uscito purificato. Un viaggio da brivido, degno di un romanzo horror: "Il puzzo feriva il naso. (...) In superficie l'aria era secca e gelida, mentre lì sotto era umida e il calore delle fogne saliva al viso. Una colonia di scarafaggi popolava una parete". 

Kagge spiega che l'avventura lo rende più ancorato al vero significato della vita: "Solo il qui e ora conta quando sei assetato e trovi un ruscello, quando sei appeso a una rupe o seduto su una roccia a studiare il movimento delle nuvole."

©micolgraziano

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