"Il gatto venuto dal cielo", recensione del romanzo di Hiraide Takashi

Il gatto venuto dal cielo

 

"Il gatto venuto dal cielo": Hiraide Takashi (classe ’50) raffinato poeta, ha pubblicato questo breve romanzo nel 2001. Il libro, amatissimo in Giappone, (paese natale dell’autore), è diventato un bestseller negli Stati Uniti, in Francia e in Inghilterra. In Italia è uscito nel 2015 (edizione “Einaudi”). La storia, tenera e delicata, ha un tipico sapore orientale; una prosa levigata, piana e semplice; precisa, capace di mostrare luci e ombre dell’animo umano con pochi ed esili tratti. Le descrizioni dei luoghi puntuali e dettagliate. I capitoli brevi, si leggono in un soffio. È un racconto che ispira pace e serenità: trasmette benessere al pari di una passeggiata in riva al mare o un esercizio di meditazione. Eppure in mezzo a tanta meraviglia, scavando a fondo, tra le pieghe si cela un'inquietudine, una sotto-trama fosca: i rapporti umani s'irrigidiscono per un nonnulla, per una quisquilia declinata in uno sguardo distratto, un gesto avventato o un’abitudine mal sopportata, ed ecco allora che un'ombra avvolge tutto, e il lettore sente un brivido sulla pelle. 

A tessere i fili del racconto, troviamo una coppia, marito e moglie. Vivono in una casa nel verde. Lei ama la natura, gli animali. Ci viene spiegato che da piccola allevava in acquario gamberi di fiume e lucertole d’acqua, curava uccelli feriti, sia passeri che pipistrelli. 

Un giorno la grigia routine dei due coniugi viene stravolta da un piccolo felino di magnifica bellezza. Un gattino la cui presenza è annunciata ogni volta da una campanella appesa a un collarino vermiglio. Il gatto si chiama Chibi ed è il micio dei vicini. Tuttavia Chibi possiede un temperamento proprio, adora la libertà, è indipendente, decide in autonomia in che modo trascorrere il tempo. La forza della narrazione è data dal fatto che di Chibi si parla come fosse una persona col completo bagaglio di idiosincrasie e specifiche passioni. Chibi non si trasferisce stabilmente dalla coppia ma gradisce certamente stare con loro e via via le sue visite si intensificano. Ha un carattere speciale, Chibi, non vuol essere presa in braccio, morde se qualcuno le fa fare ciò che non desidera e non miagola mai. 

Il titolo originale del libro, in giapponese, è “ospite gatto” (tradotto alla lettera) ed è un titolo esplicativo. Chibi, infatti, s’intrufola nell'abitazione di questi due signori e a poco a poco prende spazi tutti per sé, instaurando con la coppia un rapporto di amicizia e affetto. Chibi, proprio come un ospite: quando è assente, se ne sente la mancanza, e il cuore si riempie di nostalgia inconsolabile. 

Arrivati all'ultima pagina si resta incantati. Rimane una traccia indelebile nella memoria. Potenza della letteratura. 

©micolgraziano 

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